Il 2025 ha segnato un punto di svolta per le rinnovabili, e per il fotovoltaico in particolare: non più “scelta etica”, ma tecnologia che conviene grazie a costi più bassi e maggiore sicurezza energetica.
2025: l’anno della svolta (anche per il solare)
Nel 2025 la generazione eolica e soprattutto solare è cresciuta più rapidamente della domanda globale di elettricità, e nel mix elettrico mondiale le rinnovabili hanno superato la quota del carbone per la prima volta. Questo cambio di passo è stato riconosciuto anche da Science, che ha premiato l’aumento delle rinnovabili come “Breakthrough of the Year” 2025.
A rendere il dato ancora più concreto è l’immagine riportata da Science: se nel 2004 serviva un anno per installare 1 GW solare, oggi si connette alla rete il doppio di capacità ogni giorno.
Il vero driver: economia e sicurezza
Il punto interessante per chi si occupa di fotovoltaico è il cambio di paradigma: le rinnovabili si installano sempre meno “per dovere” e sempre più perché riducono i costi dell’energia e migliorano la sicurezza degli approvvigionamenti. In altre parole, il fotovoltaico esce dall’angolo “green premium” ed entra nella logica del vantaggio competitivo (pur tenendo conto dei costi di sistema e della gestione rete).
Science porta esempi molto chiari: in Pakistan le importazioni di moduli cinesi sono cresciute rapidamente mentre la crisi energetica legata alla guerra in Ucraina spingeva verso l’alto i prezzi del gas naturale. E in Africa l’arrivo di grandi quantità di pannelli può accelerare l’elettrificazione rurale e ridurre la dipendenza dai generatori a gasolio.
Cina: fabbrica del fotovoltaico (ma il carbone resta)
Una parte centrale di questa accelerazione passa dalla Cina, descritta come “motore industriale” delle tecnologie pulite: produce circa l’80% delle celle solari, il 70% delle turbine eoliche e il 70% delle batterie al litio. Questo vantaggio industriale ha abbattuto i prezzi e reso il solare una tecnologia di massa, trasformando anche il paesaggio con installazioni su deserti, colline e montagne eolico-offshore lungo le coste.
Allo stesso tempo, il quadro non è “tutto verde”: la Cina continua a usare moltissimo carbone e a costruire nuovi impianti, spesso con la funzione di bilanciare l’intermittenza di eolico e solare. Però nel 2025 si è registrato anche un segnale notevole: la produzione elettrica da fossili è calata dell’1% su base annua per la prima volta in dieci anni, mentre la crescita della domanda è stata coperta in misura maggiore da idroelettrico e nucleare.
Europa: solare in accelerazione, eolico più debole
In Europa il 2025 è stato l’anno in cui eolico e solare hanno superato le fonti fossili nella produzione elettrica: 30% contro 29% secondo Ember (European Electricity Review). Inoltre in 14 paesi UE su 27 le due rinnovabili hanno prodotto più elettricità di tutte le fonti fossili, e alcuni paesi storicamente legati al carbone (come Grecia, Bulgaria e Slovenia) risultano “vicini alla svolta”, soprattutto grazie al solare.
Il solare europeo, infatti, è cresciuto di oltre il 20% anno su anno arrivando a 369 TWh (più del doppio rispetto al 2020), con una crescita media annua del 21% negli ultimi cinque anni. L’eolico invece ha sofferto: nuova capacità non sufficiente a compensare periodi di bassa ventosità, con un calo della produzione nel primo quadrimestre 2025 rispetto al 2024.
Tecnologia FV: poche “rivoluzioni”, ma una roadmap chiara
Dal lato tecnologico, il 2025 non ha portato salti improvvisi: la filiera continua a puntare sul silicio (una tecnologia con basi storiche solide) avvicinandosi al limite teorico di efficienza del 29%. Il grande “promettente” è la perovskite, più efficiente e potenzialmente sottile e flessibile, ma oggi frenata da problemi di durabilità (calore e umidità). Per questo l’industria guarda con crescente interesse ai pannelli tandem (perovskite + silicio), con Cina e Giappone tra gli attori principali e investimenti anche in Italia tramite iniziative industriali citate nell’articolo.
Cosa aspettarsi nel 2026 per il fotovoltaico (e oltre)
Secondo IEA (Renewables 2025), nel 2026 è previsto un calo modesto delle installazioni FV rispetto al 2025, attribuito a nuovi meccanismi di mercato in Cina (passaggio a aste competitive) e negli Stati Uniti (riduzione di crediti d’imposta dopo la decisione di Donald Trump). Dal 2027, però, le installazioni tornerebbero a crescere ogni anno fino al 2030 su scala globale. In UE, le prospettive sono state riviste al rialzo grazie ai PPA (contratti di acquisto energia) stipulati dalle aziende, soprattutto in Italia, Germania, Spagna e Polonia.
Conclusione
Il 2025 ha confermato che il fotovoltaico non è più solo una scelta ‘green’, ma una tecnologia che conviene e migliora la sicurezza energetica. Se vuoi capire cosa significa nel tuo caso (costi, spazio, produzione attesa e opzioni di accumulo), scopri la nostra pagina dedicata agli impianti fotovoltaici e richiedi una consulenza: ti aiutiamo a scegliere la soluzione più adatta a casa, baita o attività.